Lunedì, 18 Dicembre 2017
RSS Feed

primo piano

Categoria: primo piano

Serata D’Alema

Minnucci rock, Gasbarra lento

Andrea Camponi - Direttoregiovedì 14 febbraio 2013
DSC08459
ANGUILLARA - Serata in gran spolvero per il Partito Democratico di Anguillara. Star d'eccezione Massimo D'Alema, affiancato da Enrico Gasbarra - da meno di un anno segretario regionale del Pd del Lazio e candidato alla Camera dei Deputati al secondo posto della lista PD nella circoscrizione Lazio I – e da Emiliano Minnucci, anguillarino doc, attuale capogruppo Pd alla Provincia di Roma e candidato anche lui alla Camera nella stessa circoscrizione.

Nella sala strapiena del ristorante Zaira, e con parterre de roi che contava sindaci – quelli di Anguillara e Bracciano, Pizzorno e Sala, in prima fila - e amministratori, un'emozionata Rita Camilli, segretaria della sezione locale del Pd, ha introdotto gli ospiti.

C'era la giusta tensione per centrare l'obiettivo, e gli organizzatori non hanno perso tempo. Per primo ha preso la parola Emiliano Minnucci. E' partito in sordina, consapevole di giocare in casa, e sentendo il calore del pubblico, dopo un inizio dai toni bassi è andato via via crescendo. Il consigliere provinciale ha esordito dicendo che nonostante il freddo e il forte vento di tramontana "la serata è di buon auspicio, l'Italia si aspetta da noi un colpo di reni. I prossimi dieci giorni – ha scandito Minnucci – dovranno essere, cari amici, cari compagni: meno tv, più piazze. Ma poi ha puntato subito al cuore di chi ascoltava. Con orgoglio ha rivendicato le sue origini, una "forma mentis" ha detto, la sua appartenenza, la sua attività politica fin dalla giovinezza, ha apertamente (senza mai nominarlo) fatto riferimento al Pci ed esaltato la figura di D'Alema, suscitando i primi applausi.

Minnucci ha proseguito parlando del Pd con toni un po' agèe, affermando "siamo un grande, unico, vero partito di massa, con centinaia di militanti, dirigenti, segretari di circolo. Siamo una pietra miliare priva di padroni". Quindi ha attaccato Berlusconi e si è detto sicuro che "la destra non potrà mai raggiungerci". Ne ha avute anche per Monti che "si è fatto il suo partitino".

Lasciati da parte gli attacchi politici, Minnucci ha parlato di programmi. Tre le priorità per lui : Lavoro, legalità, difesa e rilancio dello stato sociale. In particolare, riferendosi al primo punto, il candidato del Pd ha detto: "che non si uscirà da questa situazione se non ci sarà un governo capace di un grande sforzo, che metta in cima alle priorità il tema del lavoro con più risorse alle imprese", ma risorse anche "alla pubblica amministrazione" mentre riguardo la legalità, "il berlusconismo ha stravolto il sistema giudiziario italiano, è fondamentale che questo nostro paese torni a mettere al centro il tema della legalità, abbiamo bisogno di una giustizia migliore".

Mentre Minnucci parla da quasi venti minuti, un po' troppo visto il calibro dell'ospite d'onore, D'Alema – come fa spesso - piega e ripiega un fogliettino che ha tra le mani.

Forse Minnucci se ne è reso conto e si è avviato a concludere il suo intervento ricordando le tante cose realizzate: la lotta per salvare l'Ospedale Padre Pio, gli esempi di tanti buoni amministratori, i buoni risultati ottenuti in Provincia, cose di cui, ha detto alzando il tono della voce "vado a testa alta".

Il finale è stato per chiedere ai sostenitori del Pd "un ultimo sforzo alla mobilitazione, un appello al voto affinché non si produca neanche lontanamente l'idea che possa prevalere un pezzo di paese che dimentica troppo in fretta i disastri prodotti dalla destra e che questa possa riprendere il potere" e rivolgendosi direttamente alla platea che applaudiva, ha quasi urlato: "progressisti italiani, in piedi: forza che ce la facciamo!". La platea ha tributato a Minnucci un lungo e fragoroso applauso, un sonoro augurio di in bocca al lupo.

Incassati gli applausi Minnucci ha ceduto il microfono ad Enrico Gasbarra che ha iniziato con un "siamo pronti al governo di questo paese e di questa regione" ha ringraziato il popolo Pd di Anguillara ed ha elogiato calorosamente D'Alema. Di rimbalzo, ha attaccato il sindaco di Firenze Matteo Renzi - che è stato il fautore, durante la campagna per le primarie per il candidato premier del Pd, della rottamazione della vecchia classe dirigente di cui D'Alema fa parte - con una frase che non lascia spazio a dubbi: "Renzi è uscito dalle primarie con le ossa rotte, il rottamatore è stato rottamato. D'Alema – secondo Gasbarra – ha favorito il nuovo corso del partito democratico".

Poi, dopo una disamina non entusiasmante – l'animo democristiano di Gasbarra traspare, l'uditorio vuole essere scaldato - della situazione politica generale (ha parlato del mondo, di popoli, nazioni, dell'Italia, del partito, ha citato il Cardinal Bagnasco, Casini, le prospettive delle persone, insomma ha omesso soltanto i massimi sistemi cartesiani) con enfasi ha detto che il Pd ha avviato "un nuovo umanesimo progressista, abbiamo attuato le primarie delle idee, siamo un partito aperto e pronto a guidare le nuove sfide, pronto a farle uscire dalla notte, dalle bugie", quindi ha aggiunto "siamo nelle strade, nelle piazze con il nostro popolo, dal primo dei dirigenti all'ultimo dei militanti", ha assicurato che il Pd "dopo il disastro della destra" è pronto "a prendere in mano le redini del paese", che è necessario "essere a fianco di chi lavora e a chi dà lavoro".

Quindi ha concluso il suo discorso rivolgendo una dura critica al berlusconismo, ribadendo ancora una volta che è necessario "parlare alla testa del paese, non alla pancia come fa Berlusconi".

E finalmente, dopo quasi cinquanta minuti, è stata la volta di Massimo D'Alema che, nel frattempo aveva finito i foglietti da piegare.

L'ex premier ha attaccato dicendo che "l'Italia è un paese sofferente, confuso, attraversato da conflitti e da rancori, un paese dove c'è corruzione, disgregazione della vita pubblica, che possono alimentare un sentimento di rifiuto generale che può spingere verso l'idea che bisogna distruggere tutto. Non dobbiamo sottovalutare queste spinte disgreganti, partono da una crisi vera, profonda, che investe l'etica pubblica e mette in discussione la tenuta della società italiana. Abbiamo il compito di salvare questo paese, occorre uno scatto, non basta vincere, la sfida sarà immensa".

D'Alema ha ricordato tangentopoli, la crisi dell'euro, ha toccato i temi europei rammentando che la crisi economica è anche lì, e che chi governerà "dovrà portare tutta la forza di un'Italia progressista nell'ambito europeo. Con la disgregazione del voto – ha ammonito D'Alema – il rischio c'è".

"Se non dovessimo vincere le elezioni, il paese crollerebbe, la Grecia è lì. Non agito fantasmi, ma senza un governo stabile saremo isolati. Giorni fa – ha ricordato – il presidente della democrazia cristiana bavarese, Stoiber, ha detto 'spero per il bene dell'Europa e dell'Italia, che i cittadini italiani mostrino il cartellino rosso al presidente bunga bunga che tanto male ha fatto alla nostra Europa'". La platea applaude è tutta per D'Alema che passa ad accennare allo spread, agli ultimi anni di governo, alla pressione fiscale al 45%, ai disoccupati, al degrado della vita pubblica.

Il popolo Pd lo applaude convinto, Spezzaferro sente che il feeling è raggiunto e aggiunge che l'Italia "dovrà essere un paese governato da grandi forze politiche collegato alla democrazia europea", poi domanda: "sapete cosa vuol dire abolire la politica? Se si abolisce la politica – spiega -, siccome il potere non ammette vuoti, significa consegnare la società al potere dei gruppi economici forti".

Poi stuzzica ancora l'uditorio con un "ci avete fatto caso? Nella cosiddetta società civile chiamata alla politica ci sono banchieri, professori..., ma un operaio, per sbaglio, in questa società civile non c'è...". Parte l'ovazione e D'Alema incalza "i grandi paesi sono governati dai grandi partiti non dalla società civile" e riferendosi più direttamente a Monti, si è chiesto "cos'è il partito Monti? Un signore di settant'anni: quanto dura, a chi risponde, di che si parla...".

Sente, D'Alema, che ha in mano il cuore di chi ascolta, e allora fa riferimento a Bersani e alla decisione di non mettere il suo nome sul simbolo del Pd. Lo ha fatto – ha spiegato D'Alema – perché "basta il simbolo del partito democratico, garantisce, non c'è bisogno del nome". Viene giù la sala, e allora il leader del Pd ricorda i meriti di quando ha guidato il governo, della conferma di Monti a commissario europeo con Prodi presidente della Commissione "il governo, allora, contava qualcosa, a Monti abbiamo voluto bene con le opere, lui, non ci ha ricambiato nemmeno con una buona parola ...". Un boato in sala.

"Riconosciamo a Monti di aver restituito credibilità all'Italia - ha proseguito - certo, essere venuto dopo Berlusconi è un bel vantaggio...". Cerca anche la battuta a effetto D'Alema, e la trova quando ha detto che "la politica è dura, i difetti s'imparano subito, le qualità ci vuole tempo".

Gli applausi non si contano più ma l'ex presidente del consiglio va avanti e passa al tema del lavoro "tutti vogliamo ridurre le tasse ma per farlo bisogna far ripartire l'economia" e poi riferendosi alle tasse "chi ha di più deve dare di più, è una verità che non piace a tutti ma è quello che si farà. Dobbiamo sostenere la crescita, il mondo dell'impresa, della cultura, dobbiamo farlo unendo le grandi forze sociali".

E a chi critica Vendola, D'Alema manda a dire che il governatore della Puglia "non sarà mica il capo dei cosacchi, e che sarà mai...", mentre a Casini, che ha detto di essere incompatibile con Vendola, "caro Casini, ma se sei stato al governo con Storace, Buontempo, Borghezio, o mamma mia... e questa orticaria per Vendola ti deve venire proprio ora".

Gli applausi sottolineano ogni passaggio. E' questo che piace a D'Alema, vuole sentire che il "suo" popolo lo acclami. La sintonia è all'apice, e allora il leader democratico omaggia la lealtà di Renzi dopo la sconfitta alle primarie e la decisione di altri esponenti democratici che hanno rinunciato a ricandidarsi. Ha ricordato il fallimento del centrosinistra nel 2006 quando quella coalizione era "un'accozzaglia di tanti simboli, tante persone, che non è stato in grado di governare il paese, ha fatto anche delle cose buone ma non ha retto. Non possiamo consentire – ha ammonito – un esito di quel genere".

Secondo D'Alema ,oggi le cose sono cambiate "Sel non è l'Unione, è il partito che esprime il governatore della Puglia, il sindaco di Milano, non si ripeterà quanto è successo allora, il centrosinistra di oggi è un'altra cosa".
In conclusione, D'Alema ha sottolineato che per la vittoria finale competono in due: il Pd e Berlusconi. Per voltare pagina – dice convinto D'Alema - deve vincere il Pd. Qui deve esserci la forza vostra, noi possiamo girare l'Italia in lungo e in largo, possiamo spenderci nei limite delle forze di un gruppo dirigente stretto, ma è la forza del nostro grande popolo che deve muoversi. Ci deve essere la passione, la voglia di cambiare, ci devono essere i nostri valori. Tocca a noi, possiamo conquistare la vittoria di cui l'Italia ha bisogno".
Standing ovation e sciogliete le righe.
Share on Facebook
Categoria: primo piano

Tar, no a tutela cautelare

Udc e Pdl, aspettiamo sentenza di merito

Redazione martedì 12 febbraio 2013
giustizia-martellettoR400

ANGUILLARA - Il Sindaco di Anguillara, Francesco Pizzorno, comunica che "Il TAR Lazio, con ordinanza n. 9959/2012 depositata il 31/01/2013, ha respinto la domanda di tutela cautelare promossa dai ricorrenti Consiglieri del gruppo UDC e PDL per l'annullamento delle delibere di Consiglio Comunale n. 53 e 54 del 13/09/2012.
Le suddette delibere, pertanto, rimangono pienamente efficaci".


Raggiunti al telefono da Il Corriere del Lago, i capigruppo Udc e Pdl, Sergio Manciuria e Stefano Paolessi, hanno dichiarato che "l'ordinanza del Tar del Lazio non pregiudica le nostre motivazioni, aspettiamo fiduciosi la sentenza di merito che avremo nell'arco di due o tre mesi.

Al momento – hanno aggiunto i due esponenti politici – è stata respinta soltanto la tutela cautelare che, se fosse stata accolta, avrebbe portato subito al commissariamento.

Rischio non affatto scongiurato qualora la sentenza di merito fosse favorevole alle nostre richieste", hanno concluso Manciuria e Paolessi.

Share on Facebook
Categoria: primo piano

Primi fiocchi di neve sul lago

Ma la situazione non preoccupa

redazione lunedì 11 febbraio 2013
cartello neve 2
LAGO - Primi fiocchi di neve questa mattina sul lago, ma sufficienti a suscitare una certa apprensione. Iniziata a scendere intorno alle sette, la neve non ha fatto presa sul terreno e si è sciolta. Alle nove la situazione era tranquilla e tale, al momento, da non destare preoccupazioni. Ad Anguillara, il Comandante della Polizia Locale, Francesco Guidi, ci ha riferito che si è pronti ad intervenire con mezzi spargisale della Protezione Civile e con altri due dello stesso Comune, un mezzo meccanico OM ed un pick up attrezzato.

"In caso di nevicata abbondante – ha detto Guidi – ci concentreremo sulle arterie secondarie ma importanti per la viabilità come Via degli Oleandri, Viale Reginaldo Belloni, Via Monti della Cannella, ed altre ancora. In caso di peggioramento della situazione meteo – ha proseguito il Comandante – a preoccuparci è il gelo, per questo stiamo predisponendo il pronto impiego dei mezzi".

A Bracciano la situazione è tranquilla e non c'è alcun problema. Raggiunto al telefono, il sindaco Giuliano Sala ci ha detto che anche Bracciano è attrezzata per l'emergenza neve.

"Abbiamo sale in abbondanza – ha assicurato Sala – e gli accordi presi con cinque ditte private dotate di mezzi, oltre ai mezzi comunali, ci garantiscono tranquillità. Nell'eventualità di una nevicata copiosa abbiamo pronta un'ordinanza per mettere in moto immediatamente la nostra macchina organizzativa".

Anche a Trevignano nessun allarme. Il Sindaco Massimo Luciani ha dichiarato che "lo spargisale del Comune ed i mezzi della Protezione Civile sono pronti a muovere. Abbiamo sale sufficiente e siamo pronti a fronteggiare una eventuale nevicata".

Share on Facebook
Categoria: primo piano

E’ il Giorno del Ricordo

Celebrazioni in tutta Italia

redazione domenica 10 febbraio 2013
milite ignoto 1

I Martiri delle Foibe, oltre ventimila italiani nativi della Dalmazia, di Fiume, dell'Istria, dal '43 al '45, furono trucidati dai 'titini', i partigiani di Tito, attuando un'azione di pulizia etnica tra le più efferate della storia. Furono compiuti atti disumani e sanguinari, con persone legate insieme e gettate vive nelle foibe, i grandi inghiottitoi della regione carsica.

Nella tragedia vanno ricordati i 350mila esuli strappati dalle loro case e dai loro averi per aver commesso un'unica colpa: essere italiani.

Con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, il 10 Febbraio di ogni anno si celebra il "Giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe e degli Esuli istriani, Giuliani e Dalmati".

Nel testo della legge è scritto che "è altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende". E' bene ricordarlo.

Share on Facebook
Categoria: primo piano

Sì a Regolamento Sistema dei Controlli

Ok dal Consiglio comunale

redazione venerdì 8 febbraio 2013
palazzo del comune
ANGUILLARA – Il Consiglio comunale ha approvato all'unanimità il Regolamento per la Disciplina del Sistema dei Controlli secondo quanto stabilito dagli artt. 147 e ss. del TUEL. Il testo stabilirà le verifiche di gestione sull'efficacia, efficienza ed economicità, dell'azione amministrativa. Restano invariate tutte le altre forme di controllo (Corte dei Conti, Nucleo di Valutazione, Revisori dei Conti).

Accolti tre emendamenti presentati dal gruppo Udc, che prevedono: inserimento di sanzioni sull'indennità di risultato da applicare al dirigente in caso inadempimento degli atti; di stabilire i termini entro quali i dirigenti devono giustificare la compatibilità delle determine assumendo il carico i costi in caso di sforamento dei termini; l'introduzione di una specifica che sostituisce una parte di regolamento di contabilità.

Gli stessi consiglieri Udc Manciuria e Fantauzzi a fine seduta hanno chiesto al presidente dell'assemblea di adottare la prassi che in futuro, in caso di morte di ex amministratori comunali – recentemente sono scomparsi l'ex sindaco Carlo Stronati e l'ex assessore Salvatore Marchetti -, il Consiglio comunale li ricordi con un minuto di silenzio.

Share on Facebook
Il Corriere del Lago è una testata giornalistica regolarmente registrata - iscrizione al roc n°20112 -
Direttore responsabile: Andrea Camponi - Direttore editoriale: Giampiero Valenza
MAGAZZINIDELCAOS editori via di Siena,14 Castiglione della Pescaia [gr] - p.iva/cod.fisc. 011 99 86 05 35
- TUTTI I DIRITTI RISERVATI -